Enotri

Geografia degli Enotri

Nel corso della prima età del ferro (IX-VIII secolo a.C.), la vasta regione delimitata, a sud, dal golfo di Catanzaro, e, a nord, dalla fascia compresa tra il Metapontino, sul versante ionico, e il Golfo di Palinuro-Policastro, su quello tirrenico, mostra l'emergere di un insieme culturale omogeneo, identificabile con la facies degli Enotri. Tale area è riconoscibile per l'attestazione di specifici tratti archeologici che consentono di circoscriverla progressivamente rispetto ai contesti culturali confinanti. A distinguerla sono pratiche funerarie comuni – in particolare il rituale dell'inumazione in fosse/tumuli ricoperti da pietrame – e una produzione materiale ben caratterizzata, come la ceramica matt-painted decorata con motivi geometrici ricorrenti (cosiddetto stile "a tenda") e la presenza di particolari manufatti bronzei, quali ad esempio i calcofoni, attestati esclusivamente in questo ambito.

L'estensione meridionale della cultura enotria si arresta presso il fiume Corace, nell'area dell'istmo catanzarese, dove la documentazione – seppur lacunosa – attesta la presenza dei principali indicatori culturali enotri. Al di là di questa soglia, verso la Locride e il Reggino, si registra una netta discontinuità, con rituali funerari differenti, quali le sepolture a grotticella, e cultura materiale influenzata da tradizioni più affini all'ambito siculo che all'orizzonte ionico settentrionale.

Verso nord, l'area enotria si sviluppa nei comprensori della Crotoniatide e della Sibaritide, nei quali il contesto culturale si rafforza grazie anche alla definizione di barriere naturali – i rilievi della Sila, del Pollino e della Catena Costiera – che contribuiscono a isolare e strutturare i territori. Alla piana di Sibari si collega la valle del Crati, dove, pur nella frammentarietà delle evidenze, si coglie la presenza di stanziamenti enotri. In direzione nord-est, la fascia ionica della Basilicata rientra nel medesimo orizzonte culturale, dove è prevalente il rito dell'inumazione in posizione rannicchiata. In questo comprensorio il limite settentrionale della facies può essere collocato all'altezza del fiume Basento, oltre il quale si apre un'area di transizione verso la koinè peucezia, con l'attestazione soprattutto di ceramiche matt-painted di diverso stile.

In direzione opposta, verso l'entroterra lucano, si incontrano insediamenti ascrivibili al mondo enotrio, ma che presentano varianti significative nel rituale funerario, come l'adozione dell'inumazione supina. Questa differenza potrebbe suggerire l'ipotesi di una distinzione tra le comunità costiere (attribuibili ai Choni ricordati nella tradizione letteraria) e quelle montane, con influenze tirreniche. Oltre tali aree si colloca il comprensorio nord-lucano, in cui si delinea una diversa identità culturale. In posizione più isolata, il sito di Sala Consilina, nel Vallo di Diano, pur mostrando ceramiche con motivi "a tenda" enotri, appare culturalmente legato alla sfera campano-etrusca per la diffusione del rituale funerario dell'incinerazione. La fascia direttamente affacciata sulla costa tirenica rimane priva di presenze insediative enotrie in età protostorica e mostra segni di frequentazione solo nel VII-VI secolo a.C., in parallelo all'espansione dell'influenza sibarita.

Nel caso degli Enotri non sembra casuale che quanto ricostruibile in virtù della documentazione archeologica sia, in buona parte, sovrapponibile con i dati della tradizione letteraria. Due passi di Antioco di Siracusa, riportati da Strabone (VI, 1, 4) e Dionigi di Alicarnasso (I, 73, 4), pongono il confine nord dell'Enotrìa (identificata anche come Italìa) rispettivamente, dal Tirreno allo Ionio, tra il fiume Lao e Metaponto e tra Poseidonia e Taranto, notizie da interpretarsi in un'ottica che situa sullo stesso orizzonte cronologico un'estensione territoriale invece lenta e progressiva.

Verso sud, all'interno di un quadro relativo alle articolazioni identitarie e al mutamento del nome degli Enotri in seguito all'instaurarsi di regni di personaggi eponimi, è proprio la stretta lingua di terra che collega i golfi di Lamezia e quello di Squillace ad essere indicata, nello stesso passo di Antioco apud Strabone, da Antioco apud Dionigi (I, 35, 1) e da Aristotele (Pol., VII, 10), come area di confine territoriale.

Nel complesso, dunque, l'individuazione su base archeologica dei limiti dell'Enotria trova sostanziale concordanza rispetto a quanto si ricava dalla tradizione letteraria.

Illustrazioni

Area di distribuzione degli Enotri.

Area di distribuzione degli Enotri.