Enotri

Gli Enotri nelle fonti letterarie antiche

Gli Enotri occupano una posizione importante nella tradizione letteraria antica, in quanto oggetto di narrazioni variegate e complesse, talvolta di ascendenza molto antica e riconosciute come altamente autorevoli.

La più antica menzione dell'ethnos enotrio è databile alla fine del VI secolo a.C. con Ecateo di Mileto (FGrHist I, 64–71) che attribuisce agli Enotri una serie di città situate nell'entroterra, rispetto alla realtà coloniale greca che era percepita come essenzialmente costiera. La notizia di "città" indigene dell'interno va messa in relazione con il dominio politico di Sibari, che, secondo Strabone (VI, 1, 13), esercitava il proprio controllo su quattro ethne e venticinque poleis, tra le quali bisogna certamente riconoscere i centri enotri.

Le linee genealogiche che spiegano la presenza enotria in Italia meridionale sono varie. Alla definizione etnica si affianca una genealogia complessa, che le fonti letterarie costruiscono intrecciando elementi diversi. Dionigi di Alicarnasso (I, 11-13) conserva il racconto dei fratelli Enotro e Peucezio, figli di Licaone: giunti dall'Arcadia in Italia meridionale, il primo avrebbe fondato, su rilievi e alture, piccoli centri prossimi fra loro, conferendo il nome di Enotria a un'ampia regione; il secondo avrebbe dato il nome ai Peucezi sul versante iapigio. La narrazione è esplicita nel sottolineare un modello insediativo collinare-montano e un contesto territoriale adatto al pascolo e alla cerealicoltura. Un ulteriore sviluppo della tradizione si deve ad Antioco di Siracusa, che identifica l'Enotria con l'Italìa attraverso la figura di Italos, eroe civilizzatore al quale si attribuisce l'introduzione dell'agricoltura e di istituzioni comunitarie. Aristotele (Politica VII, 9, 1329b), probabilmente attingendo proprio ad Antioco, ricorda infatti che Italos trasformò gli Enotri da nomadi in agricoltori e istituì per loro i sissizi (pasti comuni).

L'immagine che richiama la dimensione interna e meno accessibile del territorio si combina con tradizioni più marcatamente rivolte all'ambito costiero greco, come quelle ricordate da Sofocle e da Erodoto. Nel Triptolemos sofocleo, l'Enotria è rappresentata come terra fertile a sud del golfo Tyrrenikòs, assegnata a Demetra in quanto spazio privilegiato della cerealicoltura; Erodoto (I, 167), invece, tramanda che i Focei, fondando Elea, "acquistarono la città dell'Enotria", ponendo così l'accento sull'incontro diretto tra Greci ed indigeni.

Nel quadro del riconoscimento territoriale dei centri enotri si inserisce anche la tradizione riportata da Strabone (VI, 1, 5), secondo cui, poco sopra Cosenza, si trovava Pandosia, sede regale enotria: si tratta di un toponimo dal valore simbolico, allusivo alla funzione centrale della regalità nell'organizzazione comunitaria. Sul piano topografico, inoltre, Ecateo di Mileto, per il tramite della tradizione lessicografica tardoantica di Stefano di Bisanzio, individua una serie di centri riconducibili all'orizzonte enotrio (Arinthe, Artemision, Brystakia, Drys, Erimon, Ixias, Menekine, Kossa, Kyterion, Malanios, Ninaia, Patykos, Pyxis, Sestion, Siberine). Queste occorrenze sono una spia della densità del popolamento enotrio e della percezione di una configurazione del paesaggio nella quale centri medi e minori risultano organizzati in costellazioni ravvicinate.